Principale Arte, Cultura & Società La civiltà nuragica, ancora un enigma

La civiltà nuragica, ancora un enigma

civiltà nuragica

Tra storia e cultura, la Sardegna é un enigma per l’Archeologia con la sua remota e oscura civiltà nuragica.

 

Sarà per quella sua  natura ancora selvaggia che cela le vestigia di un passato inconoscibile, sarà  per quel suo mare cristallino, impreziosito da coste ricche di anfratti che circondano le tante cale, ma  la Sardegna é unicum.

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La bellezza della Sardegna

La sua bellezza paesaggistica infatti si sposa perfettamente con le mura di una civiltà che pone tanti interrogativi agli archeologi. Una civiltà che trasuda storia, mistero e accresce il fascino di quest’isola. La civiltà nuragica, che è a tutt’oggi oggetto di studio, di interrogativi, di ipotesi.

Ma chi erano gli abitanti di quest’isola e da dove provenivano? Come vivevano e che cosa rappresentavano queste imponenti costruzioni circolari?

La civiltà nuragica

Misteriosa e, ancor oggi, oscura infatti é la remota civiltà nuragica, Una civiltà risalente all’età del Bronzo, diffusa già dal XIX secolo a.C. su tutta l’isola.

Un’età in cui prevalevano costruzioni di notevole imponenza e le comunità vivevano in gruppi tribali, che avevano il senso della sottomissione al Wanax. Una sorta di re supremo che deliberava comunque in una forma di collegialità con i membri del consiglio

La civiltà nuragica, però, presenta note contraddistintive che la differenziano dalle attestazioni archeologiche di altre civiltà della stessa epoca.

Vive in Sardegna con i resti maestosi e silenti delle sue mura, scrigno di una vita del passato, ancora presente nel carattere fiero dei Sardi. Ed è una vera e propria realtà socio-culturale che ha cavalcato i millenni, preservando i suoi enigmi, i suoi misteri, nell’onda del tempo.

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Dall’interno di un nuraghe

Gli uomini della civiltà nuragica

Accostandoci a questi uomini così remoti risulta estremamente difficile  capirli,  studiarne gli usi, i costumi sulla base delle testimonianze in nostro possesso.

Chi erano? Qual era la loro provenienza e, soprattutto, qual era l’uso dei nuraghi? Tante le questioni che si prestano a varie ipotesi, poche le certezze. Cosa ovvia del resto quando ci si avvicina a civiltà preistoriche.

Indubbiamente erano guerrieri, come testimoniato dai numerosi bronzetti che ritraggono dettagli preziosi anche delle armi in uso. Scudi circolari, elmi cornuti e l’uso frequente di spade, nonché di archi.

Ma la loro provenienza é ancora oscura. Si ipotizza che, nel processo migratorio continuo degli uomini primitivi, popoli provenienti dall’Europa continentale si siano fusi con le comunità autoctone del luogo, dando origine all’etnia dei Sardi. E, addirittura, qualche ipotesi affascinante di studiosi della nostra epoca vede in questo popolo fiero e sdegnoso il ceppo originario degli Italiani.

Altro dato rilevante é la presenza di manufatti nuragici nelle coeve civiltà del Mediterraneo. Da quella Micenea a quella egizia. Il che lascia intendere come questo popolo fosse abile nella navigazione, ma anche nel commercio.

Il che non è una novità per l’epoca. Il mare infatti rappresentava per i nostri antenati fonte di vita, ma anche veicolo di  interscambio culturale e commerciale, nonché esplorativo.

L’Ossidiana

Del resto la presenza massiccia di Ossidiana in Sardegna, agevolava il commercio, stante la richiesta continua di essa sul mercato.

E che i Shardana, oltre ad essere uno dei popoli del mare più temuti anche dagli Egizi, fossero anche uomini d’affare é testimoniato proprio dai nuraghi.

I nuraghi

Queste imponenti costruzioni, spesso circondate da un muro di cinta, ci parlano di una società caratterizzata da classi ben differenziate, ma attive nella condivisione del potere. Purtroppo però si ignora ancora quale fosse la destinazione dei nuraghi ( circa 8000 in Sardegna).

La monumentalità di essi lascia supporre che fossero uno status simbol del villaggio, che sorgeva abitualmente al di fuori della cinta muraria, ma associati anche all’aspetto cultuale. Sono stati rinvenuti infatti numerosi manufatti di carattere votivo proprio nei pressi di essi. Attestazione di una spiritualità espressasi sempre in tutte le comunità preistoriche. Dove appare tangibile quel senso del limite che appartiene all’uomo, ne permea l’esistenza, portandolo all’elaborazione di una sorta di religiosità spesso di natura zoomorfa o legata agli elementi della natura

Dediti al culto del toro ( simbolo della fertilità e della forza diffuso un po’ in tutta l’area mediterranea), i popoli nuragici adoravano anche la Dea Mater terra, secondo la consuetudine cultuale del Paleolitico.

E, nel corso delle assemblee ( secondo una ritualistica cara anche ai Micenei) il signore del villaggio( Wanax) e i rappresentanti di esso procedevano alla discussione, dopo aver compiuto offerte votive ai propri dei.

Nuraghe La Prisgiona di Arzachena

Nei pressi di Arzachena, nella provincia di Sassari, é visibile uno dei nuraghi più complessi per struttura e per dimensioni: La Prisgiona. Un nuraghe a Tholos, tipologia piuttosto rara in Gallura, che controlla un’area di diversi chilometri quadrati.

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Nuraghe di Arzachena

L’edificio ha una torre centrale ( mastio) e due torri laterali che formano un bastione. L’ingresso del mastio é caratterizzato da una massiccia architrave di oltre 3 metri, mentre la camera centrale possiede una falsa cupola alta più di 8 metri.

All’interno del cortile è presente un pozzo  di oltre 7 metri di profondità. Nella fondo di esso sono stati rinvenuti numerosi reperti ceramici. Tra questi ci sono molte tipologie askoidi, abbellite con elaborate decorazioni e recanti tracce di riparazioni, indizi che danno prova del loro valore, ma anche prove dell’esistenza di una categoria sociale di artigiani che andavano incontro al senso estetico degli abitanti del luogo.

E, sempre all’interno del cortile, è visibile la capanna delle riunioni oltre ad altre destinate appunto all’attività artigianale.

Il senso artistico dell’uomo primitivo

Che l’uomo primitivo abbia  amato l’arte, sia pure nelle sue espressioni più rudimentali, ci è testimoniato ampliamente dai manufatti reperiti in varie aree territoriali, geograficamente anche distanti. Manufatti  risalenti spesso a epoche antecedenti l’Età del Bronzo.

Ovviamente non dobbiamo perdere di vista la ‘contaminazione culturale’ con gli altri popoli, nel nostro caso con quelli  della vicina Grecia, ma vi sono tracce che testimoniano nel nostro bel Paese l’esistenza di comunità autoctone, in possesso di un’identità socio culturale autonoma, di un certo rilievo

La Sardegna, oltre alla bellezza la Storia

La Sardegna, dunque, è un vero gioiello, prezioso come il suo mare, la sua natura incontaminata, la sua storia, i suoi misteri. Un gioiello che, ci porta sui sentieri più remoti della Storia, con le sue vibrazioni, le sue atmosfere.

Quest’isola,baciata dal sole e circondata dalle colline circostanti, sussurra messaggi antichi e ci parla di vita. La vita di un popolo presente ancora nel DNA della fiera gente che la popola.

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